Frati e il suo Noceto:
"Giovani e italiani"
di Stefano Manuto
Un anno fa il Noceto Rugby sfiorava il clamoroso doppio colpo che l'avrebbe fatta volare dal girone B della serie A fino al Super 10. Il colpaccio fallì, ma nei giorni successivi l'allenatore del Vibu Noceto dimostrava grande serenità e maturità, dichiarando che forse quel mancato doppio salto poteva essere una fortuna. A distanza di un anno Noceto ha conquistato la promozione al massimo campionato italiano, e l'ha fatto dopo una stagione disputata sempre al vertice. Quella di Noceto è stata la vittoria di un progetto concreto e importante, non basato sulle parole ma sui fatti. In questi ultimi due anni, molte sono state le società che, inguaiate per la crisi economica, hanno fatto proclami su di un utilizzo maggiore dei giovani, sulla valorizzazione dei ragazzi in uscita dal settore giovanile. Un corsa a cercar riparo per una crisi che non ha risparmiato nessuno, un tappare i buchi riempiendosi la bocca di grossi paroloni come “sviluppo”, “ottimizzazione delle risorse”, “progetto di ampio respiro”. Chi invece ha parlato poco e fatto tanto è stato il Vibu noceto, e la promozione in Super 10 è solo il coronamento di un progetto portato avanti in queste stagioni. Tanti giocatori italiani, giovani, meglio se provenienti dalle giovanili della società, stranieri mirati ed utili nella crescita dei compagni meno esperti. Shakerate il tutto ed otterrete una squadra che oltre ad avere un presente ha anche un futuro assicurato. Filippo Frati, l'allenatore (e saltuariamente anche giocatore), del Noceto, ha sempre dimostrato di avere le idee chiare, e quando gli chiediamo di questa promozione non perde occasione per dimostrarlo.
“Rispetto allo scorso anno, in estate abbiamo deciso di ridurre la rosa, affidandoci a tre stranieri invece che quattro, perché prima di tutto è giusto guardare al budget. Siamo una società che se promette 1000 vuole dare 1000 e non 500. Sinceramente io credevo nelle possibilità della mia squadra, ma devo dire che è stata una grande stagione, che si è chiusa con la conquista del secondo posto. Peccato per la finale scudetto persa contro la Lazio: abbiamo giocato 25 minuti male e tanto è bastato”.
Noceto ha raggiunto il primo posto in stagione regolare vincendo partite dure, spesso finite in volata. Esperienze e situazioni di gioco che hanno fatto crescere ulteriormente i tanti giovani a favore di Frati, che non a caso sottolinea questo aspetto più di altri “questa stagione ci ha fatto maturare sotto tanti aspetti. Ci siamo guadagnati la promozione togliendoci ogni punto dalla pelle, magari vincendo partite di 3 punti, chiudendo in volata. Sotto il profilo mentale questa stagione è stata molto importante per noi”.
Dicevamo di un Noceto che fa giocare gli italiani, che hanno responsabilità e spesso sono il punto di forza del Vibu. Una fisionomia che potrà essere d'aiuto nel nuovo Super 10, quello che prenderà il via il prossimo anno, profondamente rinnovato nella sostanza e nella forma dalla partecipazione alla Celtic League delle due franchigie italiane, Treviso e Aironi. Come arriva Noceto a questa nuova avventura?
“Bene e sicuramente con un vantaggio rispetto alle altre squadre, e come noi anche Mogliano e Lazio le altre neopromosse. In serie A quest'anno il numero di stranieri utilizzabili era molto basso, noi per esempio abbiamo giocato con tre stranieri. In Super 10 al contrario, c'erano squadre che avevano 10 se non 12 stranieri a roster, ecco, queste sono squadre che dovranno rivedere tutta la loro filosofia, che dovranno intervenire in maniera massiccia sul mercato, e non è detto che questo possa essere facile. Con il Super 10 che limiterà l'uso degli stranieri a 5, non sarà immediato trovare tutti questi giocatori italiani disponibili e, soprattutto, trovare giocatori italiani che abbiano un'esperienza di rugby giocato a questi livello. Per quanto ci riguarda, abbiamo intenzione di riconfermare la squadra che si è guadagnata la promozione e gli innesti che faremo saranno mirati. Sicuramente non andremo a prendere uno straniero in un ruolo dove abbiamo italiani competitivi”.
Sempre rimanendo in tema di Super 10, come cambierà il campionato con la presenza di due franchigie in Celtic League? Sarà un bene per il nostro campionato? La logica direbbe di si: intanto si è spazzato il campo da un grosso equivoco che ha “drogato” il nostro rugby in questi anni. Il professionismo ora ha un nome, anzi due: Treviso e Aironi. Il Super 10 torna ad una dimensione più logica, ovvero ad un campionato degli italiani, dove non ci saranno squadre che spendono fior di quattrini per ingaggiare stranieri troppo spesso scarsi e poco legati alla realtà in cui giocano. Questa visione è abbracciata anche da Frati che analizza anche un altro aspetto importante di questa nuova avventura italiana nel rugby che conta.
“La creazione di queste due franchigie non può che essere un bene per il nostro movimento. La Magners Celtic League è un campionato di altissimo livello, paragonabile alla Premiership inglese e al Top 14 francese. Ci sono giocatori di altissimo livello, per esempio buona parte dei Lions che hanno partecipato al tour nell'emisfero sud provengono dalla Celtic. C'è un rischio però, non vorrei che per vincere subito qualche partita in più o per non prendere imbarcate si possa dare tanto spazio a giocatori maturi tralasciando la crescita dei giovani italiani. La Celtic poi come detto, darà nuova linfa anche al Super 10, dove i giocatori italiani dovranno giocare per forza, avranno responsabilità, cresceranno sul campo. Fortunatamente abbiamo intrapreso questa strada, forse se avessimo agito in questo modo 10 anni fa adesso la situazione potrebbe essere decisamente diversa. La limitazione a cinque degli stranieri è un altro grande passo avanti. In questi anni gli stranieri presenti in Italia, a parte qualche eccezione, erano tutti atleti a fine carriera, o oriundi che non giovano nemmeno nel loro campionato. Col potere economico delle nostre squadre difficilmente arrivavano fuoriclasse in grado di cambiare volto alla stagione di una società. Finalmente l'abbiamo capito, vediamo cosa nascerà da wuesta nuova esperienza”.
28/05/2010